Scaricavano file musicali che poi rilanciavano su internet. Adesso una casa discografica tedesca ha individuato tutti coloro che hanno violato il diritto d’autore e chiede 330 euro a persona

Pesaro, 17 maggio 2007 -
MUSICA GRATIS in internet: la ‘festa’, a quanto pare, è finita. Se ne sono accorti in molti, soprattutto giovani, incappati di tutta sorpresa in una brutta avventura. E’ arrivata infatti, da una casa discografica tedesca, la Peppermint, una richiesta di risarcimento danni di 330 euro. Non proprio uno scherzo insomma. Anche perché se si paga ok, altrimenti si rischia una denuncia.
Ma procediamo con ordine. Tutto ha avuto inizio quando la Peppermint, con sede ad Hannover, ha incaricato la società svizzera Logistep di individuare i ‘pirati’ che ‘diffondevano’ i files musicali di sua proprietà.
Come è stato possibile? Per mezzo di un software. Un programma, utilizzato anche dalla polizia polacca, che ha individuato gli indirizzi Ip (codice che identifica i singoli computer connessi a internet) degli utenti che avrebbero messo a disposizione i file musicali nella rete. A questo punto - una volta svelate le postazioni da cui partivano i brani - la Peppermint, attraverso lo studio legale Mahlknecht & Rottensteiner, ha cercato di dare a questi Ip anche un nome e un cognome.
LO STUDIO è riuscito ad ottenere da Telecom Italia e altri internet provider i nominativi degli utenti corrispondenti agli Ip rilevati dalla Logistep. Ed è così dunque che a 3.636 italiani (questa la cifra che circola sul web), a mezzo raccomandata, è arrivata l’inattesa richiesta.
Ma il ‘bello’ deve ancora arrivare. Sì, perchè Mahlknecht & Rottensteiner avanza all’utente ‘pizzicato’ una proposta transattiva nella quale chiede di impegnarsi in tre azioni. Punto primo: “non mettere a disposizione di terzi nelle reti telematiche” i files contenenti “musica degli artisti in contratto con la casa discografica”. Punto secondo: “versare euro 330,00″ sul conto corrente della banca indicata “non oltre il 14.05.2007, a titolo di risarcimento forfettario per il danno arrecato alla Peppermint Jam Records GmbH dalla illegittima messa a disposizione di files musciali protetti dalla legge sul diritto d’autore, oltre che - si legge ancora - per spese legali e spese tecniche già sostenute per l’individuazione dei responsabili”. Punto terzo: inviare l’accordo, firmato e datato, al procuratore dell’etichetta, ovvero lo studio legale stesso.
A queste condizioni, e per lo specifico caso, la Peppermint “si impegna a non sporgere denuncia/querela penale nei confronti del dichiarante e ad astenersi dall’intraprendere qualsivoglia azione civile”. Insomma come si diceva: se si paga finisce lì, altrimenti si rischia.
AL MOMENTO solo all’Adiconsum pesarese sono arrivate ben dodici richieste di ‘aiuto’. Il responsabile dell’associazione dei consumatori, Claudio Blasi, non intravede però ampi margini di manovra: “Agiscono nell’ambito della legge”, spiega. “Per chi decide di non pagare abbiamo predisposto una lettera da inviare al Garante per la protezione dei dati personali e all’Autorità antitrust. Cinque persone le ho già incontrate: due sono di Pesaro, due di Fano, una di Macerata Feltria. Altre cinque le devo vedere da qui a sabato. Inoltre - aggiunge - una persona mi ha inviato una mail e un’altra mi ha appena telefonato”.
Insomma, i numeri sembrano per niente marginali e le conferme arrivano anche dal web.
GLI UTENTI ‘SORPRESI’, per lo più giovani tra i 18 e i 30 anni, hanno dato vita infatti a tutta una serie di blog, forum e spazi di discussione on-line. “Anche io ho ricevuto la lettera - scrive A. M., 25 anni -. Sono di Fano, l’intestatario è mio padre, ho letto in internet tanti suggerimenti ma mi affido a voi. Una cosa è certa, non intendo pagare”. E infatti non lo ha fatto. “La raccomandata mi è arrivata giovedì scorso - racconta poi, raggiunto al telefono -. Io il file non ce l’ho, non ricordo nemmeno di averlo scaricato. Fra l’altro mi dicono che è del 2006. Di solito gli mp3 non li cancello, ma non so, a questo punto non escludo di averlo avuto”.
Pure A. A., 26 anni, anche lui fanese, non ricorda proprio di essere stato in possesso del file musicale citato nella raccomandata. “Quando ho ricevuto la lettera sono rimasto veramente sorpreso - spiega -, anche perchè non ho trovato traccia nel mio computer della canzone che mi contestano. Non conosco il brano e non ricordo nemmeno di averlo scaricato. Io - aggiunge - voglio la certezza che lo scambio è avvenuto. Fra l’altro ho anche dubbi sulla cifra da pagare e sulla proposta transattiva, sono quantomai perplesso”. Comunque anche lui non ha pagato. E dal blog dei ‘malcapitati’ lancia la proposta: “Dovremmo unirci in un’unica difesa”.